IL PROGETTO NIDO D’ARTE

Un modo di pensare e agire collettivo è quanto di più lontano oggi possa esistere e, paradossalmente, i nuovi nati chiedono ai loro genitori di ritornare proprio a quella dimensione. Oggi i nidi non bastano più e non solo numericamente.
La crescente difficoltà del ruolo genitoriale sta portando a ricercare soluzioni alternative per conciliare lavoro e cura dei piccoli. Si prediligono così realtà contenute e accoglienti che sappiano rassicurare con orari più morbidi, relazioni più autentiche e continuità educativa.
Nascono infatti i coworking, i cobaby, in cui il genitore può svolgere il proprio ruolo professionale senza allontanarsi dal figlio.
Stiamo tornando praticamente alle antiche modalità di vita ed educazione del villaggio, in cui tutti contribuiscono al sostegno della comunità.
Nido d’Arte si mette al servizio di questa nuova esigenza sociale con lo scopo di sostenere le famiglie nella conciliazione dei tempi di vita familiare e lavorativi.  In questo modo si offre supporto alle donne,  nel rientro o nella permanenza nel mondo professionale e ai loro bambini, facilitando lo sviluppo rapido e spontaneo della socievolezza, della sicurezza, delle capacità relazionali e di molte di quelle abilità fondamentali necessarie nella vita futura.
Nelle  Ande, anticamente la donna condivideva il fatto di essere madre con tutte le altre donne, anche quelle sterili….non esistevano vocaboli che designassero il possesso materno e il bambino era considerato un essere che consacrava il principio della maternità e della crescita umana.
Tutte insieme insegnavano al bambino i valori fondamentali:
“in primo luogo, a essere se stesso, a rispettarsi e ad amarsi perché, per amare gli altri, bisogna prima amare se stessi. Se non impariamo ad amare noi stessi non possiamo insegnare ad amare agli altri. Non possiamo dare ciò che non abbiamo imparato e sperimentato”
Hernán Huarache Mamani